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“Non ho bisogno che sia facile, ho bisogno che ne valga la pena…”.

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Chiedo ad ognuno di Voi, se possibile,  di compiere un piccolo sforzo affinchè confluisca in un grande aiuto a me e la mia famiglia. La massa notevole di processi che mi sono stati mossi contro per aver detto scomode verità, costituisce un impegno finanziario per noi insormontabile.
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Migranti e buon senso:il parere dello scrittore Enzo Barnabà
19 settembre 2016
pubblico la lettera pubblicata su Sanremonews perché ne condivido assolutamente i contenuti. Nella foto del febbraio 2010, Enzo con la mia Canellle cucciola, durante una manifestazione a favore del canile di Ventimiglia
Marco

Buona lettura

Ventimiglia: il punto di vista dello scrittore Enzo Barnabà sulla conferenza tenuta dall'ex Ministro Kyenge

Lo scrittore ventimigliese Enzo Barnabà, dopo aver assistito ieri alla conferenza sull'emigrazione tenuta da Cecile Kyenge, espone il proprio punto di vista sulle tematiche trattate all'ex ministro, Barnab-Canelle-protesta_canile_13Feb2010_2oggi parlamentare europeo.

"Come storico dell'emigrazione ed amico dell'Africa mi sono ovviamente trovato d'accordo sui costanti riferimenti al dovere della solidarietà e sulle iniziative assunte dall'onorevole in sede europea. Il problema sorge quando si scopre che praticamente nessuna di queste iniziative diventa operativa. L'Italia, lasciata sola, è una sorta di imbuto tappato che raccoglie quotidianamente migranti e non ne ridistribuisce, avendo i paesi frontalieri chiuso ermeticamente le frontiere. La solidarietà, purtroppo, non è un principio astratto: una cosa è esercitarla nei confronti di 30 mila persone, altra cosa è esercitarla nei confronti di 300 mila persone. Il sindaco Ioculano ha chiesto reiteratamente al governo di alleggerire la pressione migratoria su Ventimiglia e i migranti vengono trasportati altrove. Il problema, però, non si risolve, ma si sposta (e solo temporaneamente) in altre zone d'Italia.

I volontari e le organizzazioni votate alla solidarietà svolgono egregiamente il loro ruolo. Dalle istituzioni ci si aspetta cose diverse dagli appelli alla solidarietà poiché appare sempre più chiaro come il fenomeno migratorio non vada subìto ma governato. La casistica di chi sbarca sulle nostre coste è delle più varie. Si va dal siriano che fugge dai massacri che sappiamo, fino a chi proviene da paesi nei quali si vivono per fortuna situazioni totalmente diverse. Prendo il caso della Costa d'Avorio, paese che conosco bene per aver insegnato per anni nell'Università di Abidjan, la capitale. Secondo le istituzioni internazionali, non vi è attualmente alcun problema di diritti umani ed il livello di vita dei suoi cittadini non è da buttar via, se è vero che il paese accoglie circa 4 milioni di immigrati economici provenienti dalle nazioni limitrofe. Vi operano, inoltre, le ambasciate dei paesi europei, cui i cittadini possono rivolgersi per richiedere visti o altro. Esattamente come un cittadino italiano può fare rivolgendosi all'ambasciata ivoriana. L'altro giorno, dalla parti di Grimaldi, ho incontrato un giovane ivoriano che mi diceva di essere venuto in Europa per fare il calciatore. È giusto, mi chiedo, mettere nello stesso sacco i sogni con i bisogni? Questo ragazzo, respinto dalla Francia, farà domanda d'asilo all'Italia, una domanda che sarà esaminata fra due anni circa. Nel frattempo, verrà preso in carica dalle istituzioni e probabilmente entrerà a fare parte dei programmi di integrazione. Se, com'è probabile, fra due anni la sua domanda verrà respinta, sarà difficile inviare nel proprio paese una persona che avrà imparato l'italiano e forse anche un mestiere.

Non sarebbe opportuno individuare i paesi come la Costa d'Avorio (o il Senegal, il Ghana, ecc.) nei quali il problema della richiesta d'asilo non si pone? I loro cittadini sarebbero soccorsi in mare, come gli altri, e poi, dopo essere stati visitati e rifocillati, verrebbero posti su un aereo per il viaggio di ritorno in patria. Sarebbe uno strumento che contribuirebbe all'alleggerimento invocato dai sindaci (vedi l'odierno accorato appello di quello di Milano) e un eloquente messaggio ai mercanti d'uomini che si arricchiscono succhiando il sangue alle famiglie africane.

La Kyenge ieri ha espresso il proprio disaccordo con questa proposta, sostenendo che quello dell'asilo è un diritto individuale che, come vogliono le leggi, va esaminato caso per caso. Penso che l'onorevole non si renda compiutamente conto di quanto realmente sta avvenendo e che comunque le leggi, se non vanno più bene, devono essere cambiate. Il mancato governo del fenomeno sta assestando colpi mortali alla Comunità Europea. Il solidarismo astratto è musica per le orecchie delle forze xenofobe che vanno giorno dopo giorno allargando il loro consenso. Le vie dell'inferno, cara Cécile Kyenge, sono lastricate di buone intenzioni".

 
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